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Salute mentale sul lavoro: la campagna EU-OSHA 2026–2028 e il ruolo della prevenzione

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La salute mentale sul lavoro non si riduce a una questione individuale. Anche il modo in cui il lavoro viene progettato, organizzato e gestito può influire sul benessere delle persone. Per questo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, EU-OSHA, avvia il 13 ottobre 2026 la campagna “Together for mental health at work”, in programma fino al 2028.

La campagna mette al centro la prevenzione dei rischi psicosociali. È un tema che riguarda imprese, lavoratori, responsabili della sicurezza e figure che progettano formazione e processi organizzativi. L’obiettivo non è formulare valutazioni cliniche né offrire soluzioni standard, ma promuovere ambienti di lavoro più sicuri, inclusivi e capaci di individuare i fattori organizzativi su cui intervenire.

Che cosa propone la nuova campagna EU-OSHA?

Il portale ufficiale della campagna è online dal 1° ottobre e riunisce materiali, rapporti, strumenti pratici e risorse di sensibilizzazione disponibili nelle lingue dell’Unione europea. La campagna 2026–2028 si articola in cinque aree prioritarie: gestione del rischio, violenza e molestie, relazione tra rischi fisici e salute mentale, settore sanitario e sociale, inclusione e contrasto allo stigma.

Il messaggio centrale è chiaro: la salute mentale nel lavoro è una responsabilità condivisa. Non coinvolge solo chi vive una difficoltà, ma anche chi definisce carichi, ruoli, comunicazione, procedure, relazioni professionali e condizioni di partecipazione.

Che cosa sono i rischi psicosociali?

EU-OSHA descrive i rischi psicosociali come rischi che possono derivare da una progettazione, organizzazione e gestione del lavoro inadeguate, oppure da un contesto sociale di lavoro problematico. Le conseguenze possono essere psicologiche, fisiche e sociali.

Questa definizione aiuta a evitare due semplificazioni. La prima è attribuire il problema esclusivamente alla resilienza della singola persona. La seconda è pensare che basti un’iniziativa occasionale di comunicazione per gestire un rischio che dipende dai processi quotidiani.

Prevenzione significa anzitutto osservare il lavoro reale. Esempi di fattori da considerare possono includere chiarezza di ruoli, intensità e pianificazione delle attività, qualità delle relazioni, possibilità di segnalare criticità e coerenza tra responsabilità assegnate e risorse disponibili. La valutazione delle condizioni applicabili resta sempre legata al contesto specifico dell’organizzazione.

Perché formazione e organizzazione devono procedere insieme?

La formazione può contribuire a rendere riconoscibili i rischi e a sviluppare un linguaggio comune tra funzioni diverse. Da sola, però, non sostituisce le decisioni organizzative. Se un percorso formativo invita al dialogo ma i canali di confronto non sono praticabili, oppure se responsabilità e carichi restano poco chiari, il suo effetto è limitato.

Un approccio più solido collega consapevolezza, comunicazione e modalità operative. I responsabili possono essere formati a riconoscere segnali organizzativi e a gestire confronti rispettosi. I lavoratori possono conoscere canali, ruoli e procedure. Chi coordina il sistema salute e sicurezza può integrare le evidenze raccolte nei momenti di pianificazione e riesame.

L’area Formazione di Autenticert descrive percorsi dedicati allo sviluppo delle competenze e ai sistemi ISO, inclusa ISO 45001. Il valore della formazione, in questo quadro, sta nel rendere più consapevole e coerente l’applicazione quotidiana dei processi, non nel sostituire il supporto sanitario o professionale quando necessario.

Come si collega ISO 45003 a ISO 45001?

La ISO 45003:2021 si intitola “Psychological health and safety at work — Guidelines for managing psychosocial risks”. ISO la presenta come una guida per gestire i rischi psicosociali all’interno di un sistema di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro basato sulla ISO 45001.

La distinzione è importante: ISO 45003 fornisce linee guida, non un elenco di requisiti da applicare in modo identico in ogni realtà. Può aiutare a collocare i rischi psicosociali nelle logiche già note di contesto, partecipazione, pianificazione, controllo e miglioramento continuo, ma non equivale a una valutazione medica né rende automatico un risultato organizzativo.

Da dove può iniziare un’organizzazione?

Un primo passo ragionevole è distinguere i segnali dai fattori di lavoro che possono generarli. Il secondo è coinvolgere le persone e le funzioni competenti in modo strutturato. Il terzo è verificare se le misure adottate producono un cambiamento osservabile nel modo di lavorare.

La campagna EU-OSHA offre materiali da usare come riferimento e non come soluzione preconfezionata. Per ogni organizzazione restano decisivi il settore, le mansioni, le relazioni di lavoro e le risorse disponibili. La prevenzione diventa più credibile quando integra salute e sicurezza, formazione e organizzazione del lavoro in un percorso verificabile e rispettoso delle persone.