Il CBAM, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, è entrato nel regime definitivo il 1° gennaio 2026. Per le imprese che importano determinate merci nell’Unione europea, il tema non riguarda più soltanto la raccolta di informazioni: richiede di collegare dati doganali, dati produttivi ed emissioni incorporate in modo tracciabile.
Un segnale importante arriva dall’infrastruttura di controllo. Il 6 ottobre 2026 Accredia ha comunicato l’accreditamento dei primi tre organismi italiani abilitati alla verifica delle emissioni incorporate nello schema CBAM. Non è un adempimento aggiuntivo per tutte le aziende, ma rende più concreto il percorso che porta dall’informazione raccolta presso il fornitore alla dichiarazione dell’importatore.
Perché la verifica entra ora nella fase operativa
Il CBAM mira a far sì che alcune merci importate riflettano un prezzo del carbonio coerente con quello sostenuto dalla produzione nell’Unione europea. I settori oggi coinvolti sono cemento, ferro e acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. La Commissione europea indica che il regime definitivo si applica dal 2026 e che gli importatori oltre la soglia unica di 50 tonnellate annue di merci CBAM devono richiedere lo status di dichiarante CBAM autorizzato.
In questo contesto, la verifica non coincide con una certificazione di prodotto né con un generico calcolo di carbon footprint. È l’attività indipendente che fornisce una ragionevole garanzia sulla correttezza delle emissioni incorporate calcolate presso l’installazione produttiva extra-UE. Per usare dati effettivi, l’operatore dell’impianto deve poter documentare metodo di monitoraggio, calcoli ed evidenze; il verificatore accreditato esamina queste informazioni e rilascia il relativo rapporto.
Quali soggetti devono coordinarsi
Il processo coinvolge ruoli diversi. L’importatore o il suo rappresentante doganale indiretto presidia l’autorizzazione, la dichiarazione e i certificati CBAM. L’operatore dell’impianto fuori dall’UE raccoglie e calcola le emissioni incorporate secondo la metodologia prevista. Il verificatore accreditato valuta dati e prove. Le autorità nazionali competenti e la Commissione mantengono funzioni di supervisione attraverso il registro CBAM.
Questa sequenza rende utile evitare una raccolta dati improvvisata. L’importatore non può sostituirsi al produttore nel ricostruire informazioni che appartengono al processo industriale. Può però organizzare per tempo richieste documentali, responsabilità interne, flussi con dogana e acquisti, nonché il confronto con i fornitori interessati.
Che cosa cambia tra il 2026 e il 2027
La Commissione europea prevede nel 2026 l’avvio delle attività di accreditamento e delle prime verifiche, comprese revisione documentale e visite in sito. Dal gennaio 2027 i verificatori accreditati possono emettere i primi rapporti nel registro CBAM. Questi rapporti consentono agli importatori di utilizzare dati effettivi verificati nella dichiarazione.
Accredia evidenzia che l’impiego dei valori effettivi delle emissioni nelle dichiarazioni CBAM acquista rilievo dal 2027. Questo non significa che ogni importatore debba attendere il 2027 per agire. Il 2026 è il momento per comprendere quali merci rientrano nel perimetro, verificare i volumi annui e impostare un dialogo strutturato con le controparti produttive.
Da dove iniziare per organizzare i dati
Un primo passo pratico è collegare codici doganali, quantità importate e fornitori ai beni potenzialmente soggetti al CBAM. Il secondo è chiarire quali stabilimenti producono le merci e quali informazioni sulle emissioni sono già disponibili. Il terzo consiste nel definire chi, tra acquisti, logistica, amministrazione, sostenibilità e funzioni tecniche, mantiene i dati e ne controlla la coerenza.
La verifica accreditata non sostituisce questa organizzazione. La rende però più leggibile, perché richiede informazioni verificabili e coerenti con una metodologia. Per molte organizzazioni il lavoro può essere inserito in una più ampia governance ambientale: la pagina Autenticert dedicata alla sostenibilità richiama proprio l’importanza di integrare ambiente, processi e conformità in una prospettiva di lungo periodo.
Un punto da tenere presente
I primi accreditamenti CBAM in Italia indicano che il sistema di verifica sta diventando operativo. Per gli importatori interessati, il valore non sta nel rincorrere un adempimento isolato, ma nel costruire dati sulle emissioni che siano comprensibili, documentati e confrontabili lungo la filiera.
L’articolo ha finalità informativa e non sostituisce la valutazione tecnica, doganale o legale applicabile al singolo caso.







