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UNI/PdR 202:2026: nuove regole per certificare la rintracciabilità agroalimentare

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La rintracciabilità è una delle basi della fiducia nelle filiere alimentari. Permette di collegare materie prime, trasformazioni, documenti e passaggi distributivi, così da rendere ricostruibile il percorso di un prodotto. Dal 24 settembre 2026, però, il quadro della certificazione della rintracciabilità agroalimentare dispone di un riferimento aggiuntivo: la UNI/PdR 202:2026, sviluppata da UNI con Accredia. Fonte UNI

La novità riguarda soprattutto le regole per rilasciare certificazioni accreditate a fronte della UNI EN ISO 22005:2008. È utile distinguere questo livello volontario di certificazione dalla rintracciabilità che gli operatori devono essere in grado di gestire nel quadro generale della normativa alimentare. Le due dimensioni sono collegate, ma non sono sovrapponibili.

Che cosa introduce la UNI/PdR 202:2026?

La scheda ufficiale UNI definisce la prassi come un insieme di requisiti aggiuntivi applicabili alla UNI CEI EN ISO/IEC 17065:2012 per rilasciare certificazioni accreditate della rintracciabilità nelle filiere agroalimentari a fronte della UNI EN ISO 22005:2008.

Il documento è in vigore dal 24 settembre 2026 e sostituisce il precedente Regolamento Tecnico Accredia RT-17. Il suo focus non è quindi la progettazione del sistema di rintracciabilità in sé, che resta il terreno della UNI EN ISO 22005, ma il modo in cui un organismo di certificazione opera quando valuta quel sistema nell’ambito di una certificazione accreditata.

UNI richiama requisiti generali, compresi aspetti legali, contrattuali, economico-finanziari, di imparzialità e di informazione al pubblico. Il testo considera inoltre struttura organizzativa, alta direzione, risorse del personale, requisiti di processo e gli aspetti aggiuntivi necessari al rilascio delle certificazioni accreditate nel settore.

Rintracciabilità obbligatoria e certificazione volontaria sono la stessa cosa?

No. Il Regolamento (CE) n. 178/2002 definisce la rintracciabilità come la possibilità di seguire alimenti, mangimi, animali destinati alla produzione alimentare e sostanze pertinenti attraverso le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione. L’articolo 18 richiede agli operatori di poter identificare i fornitori e le imprese a cui i prodotti sono stati forniti, mettendo le informazioni a disposizione delle autorità competenti su richiesta. Articolo 18 del Regolamento CE 178/2002

Questa capacità di ricostruire i passaggi della filiera rientra nel quadro generale della legislazione alimentare. La certificazione della rintracciabilità di filiera descritta da Accredia è invece un servizio volontario, rilasciato da organismi di certificazione di prodotto accreditati secondo la ISO/IEC 17065. Approfondimento Accredia

Perciò un sistema che consente di identificare fornitori e destinatari non è, solo per questo, una certificazione accreditata. La certificazione aggiunge una valutazione di terza parte secondo uno schema, un riferimento normativo e uno scopo definiti.

Quale ruolo mantiene la UNI EN ISO 22005?

La UNI EN ISO 22005 resta il riferimento per principi generali e requisiti di base per progettare e attuare sistemi di rintracciabilità nelle filiere agroalimentari. Accredia ricorda che il suo campo di applicazione comprende il settore agroalimentare e le produzioni mangimistiche. Approfondimento Accredia

La UNI/PdR 202 non sostituisce la ISO 22005. Ne definisce invece il contesto di certificazione accreditata. La prassi precisa infatti che la conformità alla UNI/PdR 202 può essere rilasciata da organismi di certificazione accreditati e deve sempre essere combinata con la certificazione UNI EN ISO 22005:2008. Scheda UNI/PdR 202

Per la filiera, questo aiuta a leggere in modo corretto le informazioni disponibili sul mercato. Un riferimento a “rintracciabilità certificata” ha significato solo se è possibile comprendere l’oggetto valutato, lo schema applicato, l’organismo che ha emesso il certificato e lo scopo indicato nel certificato stesso.

Perché imparzialità e informazioni al pubblico contano?

La fiducia non dipende soltanto dai dati di filiera. Dipende anche dalla qualità del processo che valuta quei dati. La UNI/PdR 202 include la gestione dell’imparzialità e le informazioni rivolte al pubblico fra gli elementi da presidiare nel rilascio delle certificazioni accreditate. Fonte UNI

In pratica, una comunicazione corretta non dovrebbe trasformare la certificazione in una promessa generica sulla qualità assoluta del prodotto. Il certificato attesta la conformità rispetto a un perimetro specifico. Per chi acquista, distribuisce o utilizza prodotti agroalimentari, la trasparenza sullo scopo della certificazione rende più comprensibile ciò che il documento copre e ciò che non dichiara.

Per approfondire il ruolo delle certificazioni nei processi organizzativi, è possibile consultare l’area Certificazioni di Autenticert. Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce la verifica dei requisiti applicabili a una specifica filiera, prodotto o rapporto contrattuale.